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Il fascino silenzioso del relitto · Immersioni nei blu della Liguria
Nome ufficiale: Ravenna
Tipo di nave: Piroscafo passeggeri e carico
Anno di costruzione: 1901
Nazionalità: Italiana
Larghezza: 13,10 metri
Altezza: 5,84 metri
Propulsione: 1 macchina a vapore a triplice espansione con una singola elica
Carico al momento del naufragio: Carbone, cotone e passeggeri
Naufragio Data: 4 aprile 1917
Causa: Fu silurato dal sommergibile tedesco U-52
Luogo: Capo Mele (Andora/Laigueglia), in provincia di Savona
La storia.
Di: Lorenzo Mottadelli
Nata con il nome di Oceana, venne costruita a Sestri Ponente presso i cantieri Nicolò Odero. Fu poi varata con il nome di Ravenna il 2 marzo 1901. Lunga 110 metri, larga 13, stazzava 4100 tonellate, era equipaggiata con un motore a vapore a triplice espansione che le permetteva di raggiungere i 12 nodi. Il Ravenna trasporto passeggeri aveva una prima classe di 42 persone e oltre 1250 nelle camerate comuni riservate alle altre classi.
Il suo impiego principale fu quello di Piroscafo postale adibito al trasporto degli emigranti che a partire dai primi del 1900 abbandonavano in massa l'Europa per cercare fortuna nel nuovo mondo. Il primo viaggio inaugurale si tenne il 18 giugno 1901 con partenza da Genova e scalo a Montevideo ed arrivo a Buenos Aires. Un primo incidente lo ebbe il 27 aprile 1903 in ritorno da New York quando perse l'elica al largo di Algeri e venne rimorchiata a Gibilterra dal piroscafo britannico Calabria. Nel 1911 venne requisita ed adibita al trasporto di artiglieria destinata alla Libia, presterà servizio sotto il regio esercito sino al 20 marzo 1912 quando fu adibita a trasporto truppe per l'Albania; poi torna nuovamente al servizio civile.
L'immersione
Di: Lorenzo Mottadelli
"Mamma mia dammi cento lire…"
…così recitava una vecchia canzone popolare; siamo agli inizi del 1900, la rivoluzione industriale sta stravolgendo usi e costumi di un'Italia prevalentemente agricola, dove povertà e miseria erano il pane di tutti i giorni. A quel tempo 174 lire erano la cifra necessaria ad acquistare un biglietto di sola andata per l'America con sistemazione di terza classe. I viaggi, per i poveri emigranti, duravano 15-20 giorni , le grandi camerate comuni erano affollate oltre ogni immaginazione, la mancanza di servizi igienici e di una alimentazione adeguata era solo alcune delle difficoltà che rendevano le traversate atlantiche delle vere prove di resistenza. Nonostante questo, decine di migliaia d'italiani partirono in cerca di una vita migliore; alle loro spalle lasciarono amici e parenti che, in molti casi, non rividero mai più. Il fenomeno migratorio fu di tale rilevanza che stravolse la demografia del nostro paese; la sola città di New York registrò 25 milioni di arrivi da oltre oceano. Protagonisti dei viaggi verso il nord ed il sud america sono i piroscafi postali, navi costruite con i "nuovi" propulsori a vapore che si sfidano sulle rotte oceaniche nel tentativo di conquistare il "nastro azzurro", premio per la traversata più veloce. Alla fine del 1800, Edmondo de Amicis, imbarcatosi come corrispondente sul piroscafo Nord America, racconta le tristezze di quei viaggi: "…
Dalla boccaporta spalancata vidi una donna che singhiozzava forte, col viso nella cuccetta: intesi dire che poche ore prima d'imbarcarsi le era morta quasi all'improvviso una bambina, e che suo marito aveva dovuto lasciare il cadavere all'ufficio di Pubblica Sicurezza del porto, perché lo facessero portare all'ospedale. …
Ma lo spettacolo eran le terze classi, dove la maggior parte degli emigranti, presi dal mal di mare, giacevano alla rinfusa, buttati a traverso alle panche, in atteggiamenti di malati o di morti, coi visi sudici e i capelli rabbuffati, in mezzo a un grande arruffio di coperte e di stracci. Si vedevan delle famiglie strette in gruppi compassionevoli, con quell'aria d'abbandono e di smarrimento, che è propria della famiglia senza tetto: il marito seduto e addormentato, la moglie col capo appoggiato sulle spalle di lui, e i bimbi sul tavolato, che dormivano col capo sulle ginocchia di tutti e due: dei mucchi di cenci, dove non si vedeva nessun viso, e non n'usciva che un braccio di bimbo o una treccia di donna." Con lo scoppio della prima guerra mondiale, ai tremendi disagi dei viaggi oltre oceano, si aggiunse il pericolo rappresentato dai micidiali u-boat tedeschi che infestavano il mar Mediterraneo.
Il 4 aprile 1917 il sottomarino U52 al comando di Hans Walther avvista, 2 miglia al largo di Laigueglia (Sv), il piroscafo postale Ravenna, di ritorno da Buenos Aires con un carico di lana grezza, 189 passeggeri e 83 persone di equipaggio. Appena a distanza di tiro, l'U52 lancia un siluro che colpisce il piroscafo sul lato di diritta. Il comandante della nave, Pasquale Zino, ultimo ad abbandonare la nave, assiste impotente all'ultimo viaggio del Ravenna mentre dalle coste liguri i pescatori si prodigano per prestare i primi soccorsi ai naufraghi. (le vittime saranno solo 6).
Curiosità: Il 23 aprile 1906 venne registrato lo sbarco a New York del Sig.Cora Ernesto residente a Priero, di professione mugnaio, partito da Genova sul piroscafo Ravenna.