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Il fascino silenzioso del relitto · Immersioni nei blu della Liguria
Nome ufficiale: Re Farouk Nome: Re Farouk (conosciuto anche come "Perotta") Tipo: Cutter francese a tre alberi Lunghezza: Circa 30 metri Stazza: Circa 50 tonnellate Data affondamento: 1955 Causa: Forte mareggiata Località: Capo Noli (SV), 2 miglia al largo Profondità: Tra 50 e 70 metri
La storia.
Di: Lorenzo Mottadelli
Il Re Farouk era un cutter francese, dalla forma affusolata e con tre alberi che ne consentiva una velocita' di crociera di tutto rispetto. L'armatore, proprietario dell'imbarcazione lunga circa 30 mt, era il signor Perrotta, che la utilizzava per il trasporto di merce di varia natura. Correva l'anno 1955 quando, a causa di una forte mareggiata, l'imbarcazione affondo' al largo di Capo Noli. Inizio' una grossa disputa tra l'armatore e la compagnia assicurativa, in quanto secondo l'armatore, la barca, quando colo' a picco, stava trasportando un prezioso carico di rame e il Perrotta chiedeva un cospicuo risarcimento. La compagnia assicurativa pero' adombrava forti dubbi su questa ricostruzione, ipotizzando un affondamento doloso per avere il risarcimento. Per risolvere la questione spinosa intervennero i palombari della Marina nella speranza di ritrovare il carico e dirimere la questione. Il caso volle che la ricerca non dette l'esito sperato e del carico non venne recuperato nulla…..dando di fatto ragione al Perrotta che ebbe il risarcimento richiesto.
L'immersione
Di: Lorenzo Mottadelli
Si scende lungo la cima dell'ancora e intorno ai 50 mt appare il relitto, la visibilita' e' spesso buona mentre grossi problemi derivano dalla corrente, siamo in un braccio di mare privo di ridossi vicini che ne possano limitare la forza e quindi, non di rado, ci troviamo in un vero e proprio fiume. Noto subito gli alberi, tre originariamente, piegati alla base in maniera netta. Le parti lignee sono state divorate dal salmastro, resistono poche assi sul ponte di coperta, nonostante i molti lustri passati dall'affondamento. Troviamo l'ancora di dritta e i longheroni delle stive. Proseguiamo verso prua dove possiamo osservare la base dell'albero di bompresso. Penetriamo all'interno della zona prodiera, l'ambiente e' sufficientemente ampio e spoglio, non comporta rischi se non per le onnipresenti cime e lenze, sempre in agguato. Qualche bell'esemplare di aragosta fa capolino dalle lamiere e ovunque gli anthias ricoprono ogni parte del relitto, rendendo difficile distinguere le strutture. Risalgo di qualche metro per ammirare la struttura dall'alto. Ho cosi una visione d'insieme del relitto, poggiato su un fianco, o meglio del suo scheletro, consumato dal tempo. E' ora di risalire, la decompressione inizia a crescere rapidamente e non e' il caso di temporeggiare oltre.