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LA CROCE DI SANTO STEFANO AL MARE

Il fascino silenzioso del mare · Immersioni nei blu della Liguria

Foto di Lorenzo Mottadelli
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1 / 50 · foto delle immersioni nel mar Ligure
Foto originali di Lorenzo Mottadelli
Tutti i diritti sono riservati

 

Nome ufficiale: La Coce
Tipo: manufatto
Posizione: Santo Stefano al Mare

Provincia: Imparia Profondità: 32 / 41 mt.

 

Immersione.
Di: Lorenzo Mottadelli

 

Punto mitico della secca di santo stefano, si trova sul lato di levante. l'immersione e' caratterizzata da una cigliata alta 4-5 mt che poi degrada con grossi massi fino al fondale sabbioso, alla profondita' di 35-36 mt. la parte piu' alta si trova a 24-25 mt, consentendo di poter fare una splendida immersione anche con equipaggiamento ricreativo. Il tuffo parte dal pedagno, saldamente agganciato a un ceppo di ancora antico. tenendo la parete sulla nostra destra incontriamo una grossa croce che si staglia tra i massi e che da il nome all'immersione. proseguendo verso il largo inizia la zona piu' affascinante dell'immersione. La roccia e' colonizzata da splendidi rami di paramuricea clavata che formano un fitto bosco rosso violaceo. e' il regno indiscusso delle murene, murena helena, che sbucano da ogni anfratto. sono pesci anguilliformi dall'aspetto aggressivo ma dall'indole docile e molto timida. tra le rocce brucano branchi di salpe, sarpa sarpa e saraghi, diplodus sargus. Molti i pesci pelagici in caccia tra cui branchi di dentici, dentex dentex e esemplari isolati di notevoli dimensioni. Molto comuni anche i barracuda, sphyraena viridensis, che nel periodo estivo sfrecciano nella colonna d'acqua in caccia delle loro prede. Regolandoci con la riserva d'aria e miscele disponibili per quando rientrare, torniamo parete a sinistra, alzandoci di quota per ammirare i predatori in caccia. arrivati al ceppo d'ancora, se i gas e la decompressione lo consentono, si puo' andare verso nord. la roccia forma una sorta di penisola ricca di tane abitate da grosse cernie, ephinepelus guaza. qui la parete e' meno ricca di gorgoniacei, anche se troviamo qualche paramuricea e molte eunicelle gialle, eunicella cavolinii. Nel periodo primaverile si possono fare due incontri di assoluto valore, uno con il pesce San Pietro, Zeus Faber dall'inconfondibile macchia scura. La leggenda narra che siano i segni lasciati dalle dita di San Pietro, ma in realta' simulano due occhi e servono per disorientare i predatori e le prede. L'altro e' con uno dei pesci piu' strani e particolari, la rana pescatrice, lophius piscatorius, che fa della tecnica del mimetismo la sua arma principale. non e' raro che, passandovi a pochi centimetri, il sub non si accorga della sua presenza. Unico modo per scovarla e' notare l'occhio iridescente, dai colori psichedelici dal verde al blu e il pennacchio che, muovendo come una canna da pesca, attira le prede.